Anche senza "sparo" è Festa del Carmine

Tante polemiche come da..... tradizione.

Non è bastato il caldo afoso che rende ancor più evidente e straordinaria la Festa delle vacanze, quella del Carmine, che ha per i Cerisanesi lo stesso gusto del Natale e della Pasqua insieme a quella del Rosario a non alimentare polemiche. Allontanata definitivamente la sceneggiata della scorsa edizione, quasi cancellati i ricordi negativi dello scontro fra Parroco e Sindaco sulla posizione di quest’ultimo, in attesa della Madonna sul sagrato le campane tardavano ad annunciare l’imminente giro della venerata statua per le strade del paese, la banda esitava ad intonare il Mosè di Rossini, i bigliettini rimanevano sospesi per aria in ragione di una corrente ascensionale provocata probabilmente dal forte caldo e soprattutto gli spari che festeggiano l’uscita della processione rimanevano inesplosi. Tanto da far discutere più d’uno sul perché. Diverse sono state le supposizioni, uno solo è il motivo. I capricci del fuochista, così almeno sentenziava a tarda sera chi ne sa di più. Il tutto è frutto di una cultura incrostata che tiene in ostaggio qualsiasi tentativo di riforma e non solo nelle confraternite. La rivoluzione democratica si potrebbe esemplificare fra una differenziazione cromatica dell’arancione e del marrone, ma i più attenti colgono sfumature più marcate fra le presenze degli ex priori dei quali alcuni hanno lasciato segni importanti del loro priorato altri meno o molto meno avendo probabilmente scatenato la stessa rivoluzione democratica oggi per la verità un tantino chiacchierata. Da registrare la nutrita presenza dei “dirimpettai” Rosarianti con il nuovo priore alla sua “prima uscita, non poteva essere altrimenti per un “Carmelo”, e la consegna dell’onorificenza di Carmelitano esimio al dottor Lorenzo Chiappetta validissimo priore innovativo nel rispetto della tradizione al quale va riconosciuto il merito di aver coinvolto il grande Salvatore Fiume nella realizzazione del portale della Chiesa. Da sempre sosteniamo l’importanza dell’organizzazione della festa civile nella vita non solo confraternale, la forte opposizione mediatica degli anni 90 aveva quasi totalmente cancellato le feste di una certa importanza, al Carmine ci hanno provato ancora un poco condizionati da ciò che prima identificavamo come “cultura incrostata che tiene in ostaggio il paese”. Comunque va bene così, meglio di niente! Un elemento sul quale lavorare invece sarebbe quello di fidelizzare le nuove generazioni, che non sentono propria la festa, nessuna festa, preferendo una giornata di mare o una birra nel solito pub cosentino. Questo è triste, tanto triste. Per davvero.