Nervi scoperti

Non è la prima volta che il Sindaco insulta consiglieri e cittadini.

È da tanto tempo che reputo conclusa la mia esperienza politica, ancora prima della candidatura alle elezioni del 2011 dove le circostanze mi hanno, mio malgrado, trascinato. Ritengo che con la fine della politica di servizio, della passione e l’avvento degli affaristi in politica si sia esaurita la mia voglia di fare, di mettersi in discussione, per governare il proprio paese e guidare la propria comunità. Sono altri gli attori di questo teatrino, tengono bene il palcoscenico da protagonisti consumati, da “professionisti” delle bugie, da affaristi senza scrupoli. Ero in attesa nella gelida sala del Consiglio Comunale, sciatta come tutto il resto del municipio, insieme a quei pochi cittadini che volevano capire cosa stia succedendo, mentre la “maggioranza” era rinchiusa nelle stanze del potere, al caldo di condizionatori e stufe ausiliarie. Fumavano nervosamente e spesso si recavano in bagno, incuranti dell’orario del Consiglio comunale. Dopo un’ora si scorge dalla porta vitrea decorata dallo stemma araldico del Comune il “tamburmaggiore”, il capobanda. Erano le 22:00 quando una parte della maggioranza si presenta all’appello per fare due cose: la prima, dire, abbiamo scherzato il consiglio si terrà domani forse o dopodomani forse. La seconda, quella d’insultare il Consigliere Zecca reo di aver raccontato senza aggiungere alcun commento, quello che sta succedendo in queste convulse giornate che porteranno a patire il paese per colpe ben definite alle quali si può dare nome e cognome. Mi ricordano spesso di essere perdente, di essere stato bocciato dalla popolazione. Una cosa che oramai mi scivola addosso perché posso camminare a testa alta ricordando prima a me stesso che agli altri che avrò pur perso le elezioni ma non ho collezionato avvisi di garanzia e rinvii a giudizio da parte della Procura della Repubblica, non possono dire la stessa cosa questi finti vincitori. Sui giornali, e non solo quelli locali, è apparso il mio nome che senza modestia ha portato in alto il nome della mia Cerisano. La mia foto non è apparsa sui giornali per vicende giudiziarie, quelle di altri si, più volte. Le regole democratiche delle elezioni hanno decretato il successo dei miei avversari, sempre esiguamente mai con plebisciti come maldestramente si cerca di raccontare. Con la solita boria il Sindaco ricordava di aver raggiunto il suo sogno di sedersi sulla sedia di primo cittadino. Il mio non era questo, non competevo con questa legittima ambizione rigorosamente personale. Io volevo portare il mio paese al primo posto di tutte le classifiche, questo è il mio sogno. Chi vince deve governare, sapendolo fare. Il punto è proprio questo in questi tredici anni si è messo in ginocchio il paese senza possibilità di smentita. In questi tredici anni si sono persi posto di lavoro, si è messa in ginocchio l’economia locale, si è distrutto il territorio. Questo potrebbe non interessare nessuno, perché la gente è stufa della politica dei politicanti, è stufa delle promesse, delle bugie. Sarò un perdente, ma non un fallito. Non so chi abbia vinto davvero e chi abbia perso. So che all’uscita di quest’ennesima prova di tracotanza e supponenza, mentre mi attardavo con giovani Cerisanesi fuori dalla sala consiliare, ho sentito un botto, il rumore di lamiere di un’autovettura sgangherata di color nero che andava ad impattare contro il muretto che delimita il prato antistante il Municipio. Una rappresentazione involontaria di vinti e vincitori. Un segno evidente di una mistificazione non più nascondibile. Chi ha vinto? Chi ha perso? Chi è vincente? Chi è perdente? F.Z.