La lezione Africana

Eccellente lavoro. Grazie professore!

È successo nella prima settimana dell’ultimo mese dell’anno del Signore 2012, 18 mesi fa. Il vicario diocesano annunciava, ai fedeli cerisanesi, la rimozione del Parroco per decisione dell’Arcivescovo.  Senza che ne venga annunciato uno “nuovo” il paese si divide, come sempre, fra  favorevoli e  contrari alla decisione della Curia cosentina. La scelta, nei giorni successivi, viene resa pubblica: Il Vescovo ha individuato un reggente per la Parrocchia di San Lorenzo Martire. Un sacerdote di colore, congolese, fino a quel momento vice parroco a Luzzi di nome Vivien, Don Vivien. Il sacerdote esotico dell’ex colonia francese si porta dietro un alone di mistero. Su internet poche notizie vengono recuperate digitando il suo nome. Qualche amico parrocchiano di Castrolibero, dov’è passato fugacemente, e di Luzzi comunque ci parlano di una brava persona. La seconda domenica di dicembre si presenta ai fedeli celebrando le messe della domenica, qualche giorno dopo invitato al Concerto di Natale che la Giovane Orchestra di Cerisano teneva nella chiesa del Carmine si fa conoscere ad un “pubblico” diverso. Le parole che usa per commentare il concerto mostrano evidente una persona di cultura, serena, umile. Non trova posto per dormire nella faraonica casa canonica da poco tempo ultimata e ripiega dalle Suore. Si muove con una vecchia Ka grigia o a piedi in paese. Comincia a tessere sin da subito una tela di rapporti che ben si coniugano con la sua difficile e osteggiata missione pastorale. In punta di piedi si fa largo fra la diffidenza generale e fra le squadre “armate” che avevano animato una triste stagione. La sua grandissima capacità di mediazione ha permesso ai “guerreggianti” di trovarsi assieme o come direbbero i cattolici in “comunione” fazioni di fedeli che erano stati costretti a stare o da una parte o dall’altra. Una visione diversa del ruolo, della missione pastorale. Quando gli fu dato da indossare un paramento sacro d’oro ricamato, si rifiutò chiedendone uno meno sfarzoso. Non ha mai chiesto soldi per i servizi, non ci sono stati tariffari rigidi e imposizioni forzose. Pian piano conquistava la fiducia e la stima di tutti tranne di pochi “irriducibili”. La sua opera è stata improntata sulla necessità di unire e non di dividere. C’è ampiamente riuscito. Ieri sera al festival canoro, l’altro ieri sera alla funzione delle Cresime la commozione si percepiva evidente. I bambini piangevano e quasi tutti avevano gli occhi lucidi. Quasi tutti gli esponenti “settari” delle Confraternite locali sono stati coinvolti nelle attività parrocchiali segno tangibile dell’assurda idea di cancellare storia e tradizione. Non sappiamo se Don Vivien abbia compiuto il miracolo di unire il paese per gli anni a venire, siamo certi quantomeno che sia riuscito a imporre una tregua. Sta ai Cerisanesi e sta al nuovo Parroco di non discostarsi da una linea di principi e di comportamenti venuta da lontano, quasi dalla “fine del mondo”. Grazie Don Vivien. Non addio, ma arrivederci.