Festival e debiti.

Milioni di euro sperperati in poco tempo

Le sollecitazioni a riprendere le “trasmissioni” non ci hanno lasciato indifferenti. Ci rendiamo conto che il nostro “giornale” avamposto di libertà è strumento di democrazia. Ci rendiamo conto che tanta gente vive in un clima di assoluta disinformazione e di straordinaria paura. Il popolo è sballottolato da una parte all’altra  per via di ciò che ognuno  può scrivere sulla grande piazza virtuale rappresentata dai social network. Al di là della propaganda, delle difese d’ufficio dei responsabili, delle difese di servi e cortigiani un dato è certo: settembre non sarà il mese del Festival. Il dato fine a se stesso è da considerare un danno relativo. La scelta in senso assoluto mostra evidente la fine di un paese, il declino di una comunità. Troppi debiti, milioni e milioni di euro. Troppe bugie per non dire balle spaziali. Troppa approssimazione per non dire troppa sciatteria. Troppa supponenza per non dire troppa boria e arroganza. Troppa incapacità. Si, troppa incapacità certificata dagli eventi che si susseguono, certificata dallo stato di cose, certificata da un comune al collasso e da una comunità alla deriva. Non bastano i manifesti e gli incontri pubblici per ammantare tredici lunghi anni di malefatte. Potranno ammansire e addolcire gli amici, i beneficiati, i gratificati da laute prebende e nessun altro perché sono evidenti le responsabilità. Fin troppo evidenti.