La colpa è degli Italiani

Continueranno a sbagliare?

Nel 1993 un sistema di potere fu smantellato da un’inchiesta mediatica che pose fine alla cosiddetta “Prima Repubblica”. Fu spazzato via il Partito Socialista Italiano, esiliato il suo leader, sporcata la sua centenaria storia, la grande “Balena Bianca”, il partito cattolico dello Scudo Crociato perì sotto i colpi inferti da un’opinione pubblica orientata da professionisti della comunicazione, da editorialisti e da editori in crisi d’identità ma con il ben preciso scopo di lucrare sul momento propizio dovuto alla caduta “dell’Impero”. Fu facile convincere la gente davanti agli eccessi evidenti di una classe politica che si sentiva immune dall’essere indagata, incriminata, condannata. Intanto cadeva il muro di Berlino che consentì al genere umano di comprendere cosa ci fosse dietro i partiti comunisti, dietro quelle organizzazioni che rispondevano, con le dovute proporzioni e i dovuti distinguo, alla “Madre” Russia. Nel circo della politica si affacciarono nuovi “gladiatori” che si facevano gioco di belve ferite, con la bava alla bocca, ammorbate dalle iniezioni anestetizzanti dei Media. I nuovi gladiatori si alternarono al potere: una nutrita pattuglia di ex “picchiatori” conquistò il potere: diventarono ministri, governatori delle Regioni, Sindaci di Città importanti, avvicendandosi con coloro i quali rispondevano più ad in’ideologia che al proprio paese, alla propria patria, più al desiderio represso del potere che alla missione di governo, alla giustizia sociale. Una degenerazione evidente che non poteva che produrre questa storica rivoluzione. Spregiudicati avventurieri provenienti da diverse organizzazioni governative, finanziarie ed economiche riuscirono ad approfittare dal momento di frantumazione della politica. Diversi impostori furono sostenuti da soggetti che si erano arrampicati fino ai vertici dei partiti spazzati via dal desiderio di rinnovamento. Socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, comunisti, fascisti, si annidarono nascondendosi dietro stemmi, simboli che agli occhi della gente rappresentavano il nuovo. Un “prima” e un “dopo” voluto e sostenuto dalla gente. Ecco, la gente, quella che Claudio Bisio dal palco dell’Ariston invitava a dimettersi. Una provocazione elegante ad opera di un fuoriclasse del palcoscenico che può essere letta più come una lectio magistralis di politologia che come una pièce teatrale di successo. Sembra che negli ultimi tempi ci si sia dimenticati delle ruberie di “rampolli” in carriera riconducibili a capi popolo oggi decaduti e chiusi in un ripostiglio, degli eccessi di governatori cattolici, dei saccheggi d’intransigenti ex “fascisti”, della disinvoltura di ex “comunisti” nella gestione del potere. Sono coloro i quali nel 1993 beneficiarono di quella finta rivoluzione. Oggi una nuova classe si potrebbe affacciare per sostituire questi che a loro volta sostituirono quegli altri. In tutto, ovviamente, “porcherie” comprese. Non sarebbe difficile individuare 1000 persone in 60 milioni di cittadini, capaci e oneste per guidare il nostro paese, eppure sembra utopia. Dipende dalla gente e non solo quando si va a votare. Nessuno è immune da responsabilità apponendo nell’urna la croce sbagliata. Nessuno! È vero che diventa facile sbagliare ma gli esempi non mancano per cercare quantomeno di sbagliare di meno e la storia di quest’ultimo ventennio ce lo insegna.