Nel nome di una nobile tradizione

Nulla può rimanere impunito.

Sono passati quarant’anni. Era un pomeriggio di maggio mese canonico di campagne elettorali. I comizi si tenevano in piazza, a sinistra del milite che ricorda i caduti in guerra. Il palchetto era di color verde con una balaustra "barocca" confezionata da estrosi artigiani. La sinistra cercava consenso attraverso gli altoparlanti gracchianti e oratori sopraffini. Dalla vicina Cosenza arriva accompagnato da qualche “forzuto” amico un rampollo di un professionista principe del Foro cosentino. Scende dalla sua auto scura con passo marziale e mento in aria si avvicina al palco e si rivolge all’oratore oltraggiandolo con il saluto romano. Scoppia subito un parapiglia sedato immediatamente dai militari che hanno fatto la storia del nostro paese. Un brigadiere comandante di Stazione, giovane, elegante, autorevole,  fisico imponente acciuffa il fomentatore e pubblicamente gli impartisce una lezione a suon di ceffoni. Una cosa che non avrebbe dovuto fare. Non sono passati tanti giorni per l’avvicendamento del comandante di Stazione. Altri tempi. Usi obbedir tacendo e tacendo morir. Nei secoli fedele.