LE CICALE di Luciano Luciani

Ovvero, i furbetti del paesino - La cicala, in questi tempi  la sera nei bar, si diletta a parlare di come è brava, di come sà far  le cose e di come gli  altri siano a suo dire incapaci.Le cicale sono terribilmente noiose, senza qualità e idee, s’attaccano all’ombra di chi sta al sole (i padroni, i prepotenti, i notabili)  per esibirsi nel loro canto sempre uguale, fre fre fre fre fre fre fre fre fre ..Si divertono a dipingere gli altri e a criticarli, e di queste mascalzonate e cialtronate si fanno vanto!!!!Queste castronerie quotidiane, che poi sono di una noia mortale, sono sempre le stesse.Le cicale, vestite da tuttologhi, con la sicumera di chi sa tutto di tutti , hanno bisogno di questa carnevalata quotidiana  per restare nel jet-set politico e sociale.Malinconica creatura che attraverso questi sproloqui  crede di gestire e ingannare l’opinione pubblica.La cicala è un falso moralista, è un falso migliorista, è un falso ideologico, e ama fornificare con quelli che prima detestava e disonorava. Perché mentre chi ha osato dire la verità, viene detestato e calunniato; chi finge di apprezzarlo viene conservato dal suo canto falso e traditore. La cicala è certamente un insetto che in nome del Politically Correct o della convenienza o nell’illusione di assurgere al grado di prepotente e approfittatore( i suoi referenti ) ha rimpiazzato il suo  credo,  da contestatore  a conformista.. In nome di quel conformismo che riverisce gli approfittatori e condanna i difensori. Io credo che nel segreto della loro infinitesimale coscienza la pensano come chi criticano, ma per loro è troppo forte dover ammettere che la loro  superiorità  possa vacillare dinanzi ai fatti; ma soprattutto l’illusione e la voglia di potere passare dal grado di onesto laborioso a quello di truffaldino prepotente e riverito Don Signore, è una attrazione irrinunciabile. Le cicale in questa loro breve estate, ridotti a megafoni  dei padroni non sono più pensiero, non sono più idea, né sono  più  speranza; ma  solo una espressione numerica che serve ai veri padroni per far sì che si possano calunniare i semplici e laboriosi, per continuare il loro sporco lavoro senza insozzarsi le mani. La cicala non rappresenta altro che quel paesanotto furbacchiolo nonché maligno egoista  che usa servire i potenti e maltrattare i disgraziati. Le cicale si vedono subito. Sparlano di tutti, non riconoscono agli altri nessun pregio, di contro loro sanno di tutto, da come si cucina, a come si va a funghi, a come si fanno le case e persino sanno di alta chirurgia o come si fa il ponte di Messina.Sanno di tutti e di tutto e trovano il peccato anche nell’ovvio. Niente della conoscenza dello scibile umano ha per loro segreti. Se si prova minimamente a contraddirli diventano i peggiori nemici. Di contro , verso i potenti diventano l’opposto, servili, gli danno sempre ragione e ne diventano lo strumento.Così le cicale nei loro canti sempre uguali, arrivano alla fine dell’estate sfiniti, senza aver potuto mettere in casa nessun bene materiale , ma soprattutto nessun riconoscimento morale. Ai primi freddi, appena accorti di non aver niente in sacca si rivolgeranno ai loro padroni che li disconosceranno. Né presso la gente laboriosa dopo averli insultati per tutta l’estate troveranno un aiuto.Sarà per loro la fine.I prepotenti, approfittatori, con quello truffaldinamente messo in cascina passeranno l’inverno, così non sarà per le cicale!!La nuova estate ricomincerà con i furfanti che avranno provveduto ad arruolare nuovi paesanotti furbacchioli, che diventeranno cicale per un’altra nuova e breve estate…………………….. e tutto ricomincerà , così è, da tanto, tanto tempo…..nei nostri luoghi, ………….così sarà per tanto , tanto tempo…..nei nostri luoghi.

 

Luciano Luciani